«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

Santa Lucia di Mendola tra Palazzolo e Noto


Nel numero 18, anno IX, di Cammino, il prof. Aliotta confuta quella tesi, la quale sostiene che "la Santa Lucia" venerata a Mende (o Mendola) è una vedova e martire romana, perseguitata dall'imperatore Diocleziano perché diventata cristiana. Egli asserisce invece, confortato da ricerche e studi (secondo Lui) più probanti, che Santa Lucia di Mendola è la stessa Santa Lucia vergine e martire di Siracusa.

ERAN VENTUNO: Don Pinu (Giuseppe Pino)


I Palazzolesi lo chiamavano don Pinu pensando che fosse il diminutivo di Giuseppe. In realtà Pino era il cognome e Giuseppe il nome, in famiglia e dagli intimi era chiamato Pippinu.

VECCHIE TRADIZIONI DI NATALE

 Carnagghi, sangunazzu, a zuccata ri natali, a cucciaredda

          

"A nuvena, a nuvena … a nuvena, a nuvena …". Alle cinque del mattino, al primo rintocco, i ragazzi balzavano giù dal letto, assonnati e affreddati, e giravano di porta in porta per annunciare la novena che precedeva la messa dell'alba. Le chiese, all'alba, si gremivano trent'anni fa.

Santa Lucia di Siracusa taumaturga degli occhi

La più antica testimonianza del culto di S. Lucia è una epigrafe greca del V sec., rinvenuta presso il cimitero di S. Giovanni in Siracusa.

TOPONOMASTICANDO: fra Illuminato

Via Illuminato (6a a destra di via Roma)
Una decina le epidemie di peste accadute in Sicilia. Ad incominciare da Siracusa nel 392 a. C. sotto il regno di Dionisio il Vecchio, per finire a Messina nel 1743 con una ecatombe di 30-40.000 morti.

Contastorie e cantastorie interpreti genuini dell’anima popolare siciliana

“Siddu sordi vi truvati / ‘ntra li causi o la giacca /
sugnu certi c’accattati / storii e dischi di Busacca”.

Palazzolo Acreide. Cantimbanchi erano chiamati i cantastorie mestieranti quando, fin dal XIV secolo, su una panca a mo’ di palcoscenico, cantavano e narravano nelle piazze e per le vie storie dal contenuto prevalentemente cavalleresco ma anche storie popolari, episodi della vita dei santi, ecc.

ERAN VENTUNO: Pippinu l’Uoruvu (Giuseppe Pappalardo)


Aveva il viso cereo e tondo come quello di un Gesù bambino, ma l'offesa più grave che gli si potesse fare era quella di apostrofarlo col nomignolo di Bamminu! Nel sentirsi chiamare così usciva fuori da gangheri e incominciava a sfagliare come un mulo.

Passatempi di bancarelle: Calacausi e simenza

Si presentava pure ai tavolinetti dei bar o nelle osterie… e ti scaraventava sul tavolo una cascata di nucidda miricana, calia e simenza…

Palazzolo Acreide. In qualsiasi paese o città c’è sempre qualche caliaru a posto fisso che con la sua bancarella piena di roba abbrustolita staziona nei pressi dove la gente predilige fare quattro passi:

TOPONOMASTICANDO: Girolamo Giompaolo

Via Padre Girolamo (da piazza Biblioteca a Corso Vittorio Emanuele)


Il cappuccino fra’ Girolamo Giompaolo (1787-1857), a cui è intitolata la via in oggetto, fu un appassionato bibliofilo.

C’era una volta… Manghisi. La “Taverna” di Mastru Tanasi



Palazzolo Acreide. Sebastiano Tanasi, alias Nnanu, alias Mastru Tanasi. Mastru non solo nell’accezione di maestro di scuola ché tale era, ma anche nel senso di uomo creativo alla stregua dei mastri artigiani, creativi con la mente e/o con le mani.
A metà degli anni ’60 Mastru Tanasi mise in piedi la sua “Taverna” in un posto strategico, là dove il Manghisi, scavalcato dal ponte, diventa Cassibile per poi sfociare a Punta del Cane, 23 Km a sud di Siracusa.

ERAN VENTUNO: Don Turiddu ro gnu’ Filici (Salvatore Papa)


Nel 1912 ebbero inizio i lavori per la realizzazione della ferrovia a scartamento ridotto Siracusa-Ragusa con diramazione per Vizzini campagna al Bivio Giarratana. 

Notti magiche: la notte dell’Ascensione e quella di s. Giovanni

…l’acqua e il fuoco, per merito della benedizione divina, acquistano straordinarie virtù catartiche…

PALAZZOLO ACREIDE. Domenica 1 giugno, Ascensione di Nostro Signore: quaranta giorni dopo la Resurrezione, si celebra la fine della presenza visibile di Cristo nel mondo. Martedì 24 giugno, si festeggia la natività di S. Giovanni Battista coincidente con il solstizio d’estate. Due ricorrenze preluse, secondo la tradizione popolare cattolica, da notti magiche, fauste, feconde, foriere di salute e di prosperità.

TOPONOMASTICANDO: Nicola Fabrizi

Ronco Fabrizi (2° a dx di via Fontanagrande)



I liberali netini non appena ebbero notizia dello sbarco garibaldino del 6 maggio 1860 a Marsala, dieci giorni dopo insorsero, per primi in Sicilia, contro il presidio borbonico locale che fu costretto ad arrendersi. I Palazzolesi insorsero il 19: "A. 19 maggio 1860 ad ore 22 finalmente s'alzò bandiera tricolorata. Era giorno di sabato a Palazzolo...

Un giocattolo d'altri tempi: a saitta

"Cu è natu pi fari a saitta / gira e firria ma è sempri a 'na banna".

Palazzolo Acreide. A saitta è la trottola di legno di faggio, fau, (o di quercia o di ilici) di forma conica con una punta in ferro. Si lancia a terra per mezzo di uno spago, in modo da farla girare rapidamente su se stessa.

ERAN VENTUNO. Peppi u Zuoppu alias u Sigghiaru (Giuseppe Miceli)

Con una canna il maresciallo gli scostò il bavero della giacca dal viso esangue e lo identificò: 
era proprio lui, Miceli Giuseppe, detto Peppi u zuoppu, nato a Buscemi il 2.4.1897 e residente a Palazzolo Acreide in via Vistabella n. 20.