«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

L'ALLORO: SIMBOLO DELLA GLORIA E DEL TRIONFO

Sammastianu cavaleri ranni / cavaleri di Diu senza disinni / quannu lu 'ssicutavunu i tiranni / sutta 'n peri di d'auru mantinni... 


Palazzolo. "Conosci il Paese dove fioriscono i limoni, dove le arance d'oro occhieggiano tra lo scuro fogliame... dove accanto al silenzioso Mirto s'erge alto l'Alloro?". Molti aspetti del nostro Paese colpirono la fantasia di Goethe, ma indimenticabile gli restò il ricordo del clima dolce e mite dove maturano arance e limoni e dove è frequente imbattersi tra le verdi boscaglie in due piante dal gradevole aroma, il Mirto e l'Alloro.


L'alloro nell'antichità classica
L'alloro, come si sa, è un arbusto sempreverde diffuso allo stato spontaneo nella macchia mediterranea che può raggiungere le dimensioni di un albero. Questa pianta era tenuta in grande considerazione nell'antichità classica, l'età dei miti e delle leggende, quando anche il culto degli alberi aveva un ruolo di primo piano.
L'alloro era consacrato ad Apollo e il rapporto cultuale tra questo albero e il dio della luce, era assai diffuso nella mitologia greco-romana. La ragione di questo legame è da ascrivere al mito di Dafne, la ninfa greca amata da Apollo che per sfuggirgli si trasformò in pianta d'alloro. E Apollo dei suoi rami si fece una corona che portò sempre con sè.
Apollo, raffigurato come giovane e bello e prototipo divino dell'efebo, era l'ideale stesso della bellezza e l'alloro sempreverde simboleggiava la sua eterna giovinezza. Supremo tutore dell'ordine di Zeus, il dio era raffigurato armato di arco e frecce che, ab antico, rappresentano metaforicamente i tormenti della peste.
Con l'alloro, assurto ben presto a simbolo dell'onore e della gloria, si incoronavano i vincitori e si consacravano i trionfi. Come è attestato da Tacito, i comandanti delle legioni romane adornavano le loro insegne con i rami di alloro e celebravano i loro trionfi attraversavando la città su un cocchio trainato da quattro cavalli inghirlandati di alloro. I Pontefici e i Cesari lo piantavano davanti alle loro abitazioni; la casa del divino Augusto, sul Palatino, era letteralmente circondata di allori e lo stesso, mentre celebrava i suoi trionfi, teneva una fronda di alloro nella mano destra, lo scettro in quella sinistra e un serto di alloro sul capo.
Ancora oggi l'alloro, segno di gaudio e di trionfo, offre i suoi rami per onorare gli eroi e i caduti e chi ha concluso gli studi universitari si premia con la "laurea", simbolo di nobiltà accademica. 

San Sebastiano e l'alloro
Da quando il culto di S. Sebastiano, a partire dalla seconda metà del IV secolo, da Roma si diffuse in Italia e poi in tutto l'Occidente, si può dire che non ci sia stato artista (il Mantegna, il Perugino, Raffaello, Tiziano, Antonello, Botticelli, Sodoma, ecc.) che non abbia, almeno una volta, dipinto ed esaltato l'immagine del Santo. L'iconografia rinascimentale predilige e raffigura S. Sebastiano come un giovane dai tratti  apollinei trafitto da frecce e tale è rappresentato nella iconografia popolare, idealizzato come l'equivalente degli eroi greci celebrati per il loro coraggio e la loro bellezza (Apollo, Adone). Lo stesso Michelangelo lo affrescò nel "Giudizio Universale" della Cappella Sistina come un giovane nudo e dalle forme robuste e possenti.
In epoca cristiana, S. Sebastiano il frecciato (il richiamo ad Apollo è palese) diventa taumaturgo contro la peste, manifestazione dell'ira di Dio.      
Tante sono, altresì, le connessioni fra il Santo martire di Cristo e l'alloro, immancabile, un tempo, nei pressi dei santuari perchè utilizzato a scopo di espiazione e di culto nei vari riti. Nella Passio Sancti Sebastiani si narra del primo martirio del santo avvenuto sul colle Palatino in un boschetto sacro ad Apollo, lussureggiante proprio di alberi di alloro; il Martire condannato al supplizio per essersi rifiutato di rinnegare la propria fede fu legato ad un albero e colpito da tante frecce da sembrare un riccio. Nello stesso sito, in ricordo, fu poi eretta una chiesa con affreschi e tele che narrano il martirio di questo eroe cristiano.
Narra Plinio che per gli arcieri romani l'alloro era portatore di pace e messaggero di gioia e di vittoria e con lo stesso adornavano gli archi e le frecce. S. Sebastiano subì il primo martirio ad opera di costoro e proprio di questa corporazione, pur essendone rimasto vittima, divenne protettore.
Considerato che la gloria degli eroi si celebra con fronde di alloro, ecco dunque che questa mitica pianta è presente in molte feste di S. Sebastiano, eroe della militia Christi (a Palazzolo, fino a qualche tempo fa l'alloro, simbolo di immortalità, faceva la sua comparsa all'interno delle chiese la mattina della IV Domenica di Quaresima).
A Cerami i devoti di S. Sebastiano per la festa del 20 gennaio recano in processione, per adempiere ad un voto, grandi bandiere di alloro da offrire al Santo. A Tortorici e a Maniace, vengono portati in processione rami di alloro arricchiti con nastri variopinti. In questi due centri la cultura orale continua a tramandare degli antichi versi popolari dove si parla di 'n peri di dauru (alloro) che richiamano, con le debite varianti, una "storia" di S. Sebastiano raccolta a Palazzolo da chi scrive nei primi anni '90 dalla viva voce della signora Paola Finocchiaro. Sui Nebrodi si invoca: "Sammastianu cavaleri ranni/cavaleri di Diu senza disinni/ quannu lu 'ssicutavunu i tiranni/sutta 'n peri di dauru mantinni;/calaru l'angileddi cu li parmi/dicennu: Vastianu 'cchianatinni./lassa l'oru la sita e li panni:/la grazia di lu celu 'nterra scinni... 
E, sempre per rimanere in tema di alloro, ci sembra utile far rilevare che le quattro colonne del fercolo grande di S. Sebastiano, costruito da Giuseppe Giuliano con tutta finezza ed arte nel 1892, sono istoriate con dei festoni di alloro e di quercia (in un comune della Calabria, ogni anno la vigilia di S. Sebastiano  viene abbattuta una quercia secolare per accendere il luminariu, il grande falò in onore del Santo), vale a dire la gloria e la fortezza allo stesso tempo.
A partire da quest'anno 2000, dunque, l'alloro, anche a Palazzolo, entra a pieno titolo nella festa di S. Sebastiano: migliaia di ramoscelli benedetti saranno offerti a tutti coloro i quali verranno ad onorare il Santo durante i festeggiamenti dal 6 al 17 agosto.


Il Corriere degli Iblei, luglio-agosto 2000

1 commento:

fabiana velardita ha detto...

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