«Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottil rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa. Tre rumori di prosperità: il muggito di una mucca gonfia di latte; il tintinnio del ferro di una fucina; il fruscio di un aratro.» (The Trials of Ireland, secolo IX)

Correva l’anno… 4 aprile 1880: si inaugura “Villa Maria”


Il freddo fuori stagione prima, la siccità poi, fecero sì che il 1879 per Palazzolo e paesi limitrofi fosse un anno di gran fame. Un buon palazzolese, spinto da generosità e devozione fece voto di fare costruire un’edicola a Maria, sulla strada Rotabile per Siracusa (oggi via Nazionale). A tale scopo consegnò 15 lire ai frati cappuccini del convento vecchio incaricandoli della realizzazione dell’opera.

Da questo slancio di pietas nacque l’idea di edificare un’opera più complessa e più consona all’importanza del posto dove doveva essere collocata, vale a dire all’ingresso principale del paese. Oltretutto un progetto più consistente poteva servire ad alleviare la fame di qualcuno dei tanti indigenti in difficoltà.
I lavori iniziarono nel dicembre del 1879, durante la novena dell’Immacolata. La statua della Mmaculatedda fu “scolpita e passata di bianco” dal valentissimo Giuseppe (don Piddu) Giuliano j. ( per il volto, il maestro pare si sia ispirato alla Madonna di Santa Maria delle Grazie di Palazzo, scolpita da F. Laurana nel 1472) e costò ₤ 48,60, la colonna per accogliere la statua compresa la scalinata costarono ₤ 153. In più furono montati un sedile con spalliera, due pilastri per sostenere due fanali, una cancellata, e altro. Il tutto recintato da muri a secco (sostituiti  nel 1894 a spese del comune con muri a cotto alti 2 metri). In totale occorsero la bellezza di ₤ 1249,18.
Anche il 1880 si presentò sotto i peggiori auspici. A gennaio la fame divenne grandissima, e questa volta a causa delle incessanti piogge che durarono sino a metà febbraio. Una vera alluvione che provocò danni a tante case, e portò disoccupazione e miseria nera: “…I poveri numerati a diffamarsi (sic!) erano oltre 1700.  A tutti davasi da mangiare per ogni dì. Il Prefetto di Siracusa volle venire a vedere quello spavento,…” (P. G. Farina, Selva…).
Anche il Comune di Palazzolo, per aiutare i più bisognosi e i disoccupati, ebbe l’idea di costruire un giardino pubblico, proprio nelle vicinanze di “Villa Maria”.
P. Giacinto, nell’occasione rivendicò il diritto di primogenitura di quel genere di iniziativa, difatti così annota:“Si stabilisce dal Consiglio (ciò che avea fatto io per ovviare in qualche modo la fame facendo la Villa di Maria) formare nel piano della Guardia una Villa pubblica. Al giorno 16 del 1880 vi si dà principio da una moltitudine di affamati, fu un grande ritrovato!” (P. G. Farina, op. cit.). L’opera in questione è l’attuale splendido giardino storico di Palazzolo, di cui il barone Vincenzo Messina, fu direttore dei lavori e mecenate assieme al barone Judica.
“Villa Maria” fu benedetta il 4 aprile del 1880: “La sera della Domenica in Albis, 4 Aprile 1880, si è benedetta con tutta pompa la statua di Maria Immacolata novellamente eretta nella Villa. Tutto fu buono. Tre Predicatori: P. Lorenzo, P. Benedetto ed io P. Giacinto predicammo all'uopo ad un popolo immenso, forse un settemila persone di tutti i ceti… Mons. Blandini vescovo di Noto concesse 40 giorni d’indulgenza a chi recita un Salve Regina.” (P. G. Farina, op. cit.).
Il nostro cappuccino l’anno dopo compose una canzoncina di sei strofe che “si cantò per tutto il paese, campagna e altri paesi ancora”. La terza strofa così recitava: “Se viene il Colera / Se viene l’Uragano / Maria non invano/ Corriamo al tuo piè’”. Ebbene, ironia della sorte (è proprio il caso di dirlo), il 7 ottobre 1951 una violenta tromba d’aria si abbatté su "Villa Maria" facendo rovinare a terra la statua della Mmaculatedda e la colonna. La notizia fece subito il giro della città e ci fu un via vai di persone e fedeli, costernati e curiosi di vedere lo scempio causato dall’uragano.
Fu subito costituita una commissione per raccogliere fondi “pro Immacolatella” e cosi si poté ordinare una copia, questa volta sul modello delle Immacolate del pittore spagnolo Murillo, per ricollocarla nello stesso posto. Per l’occasione la Società Elettrica Acre (all’epoca gestore della linea elettrica) offrì la somma di ₤ 20.000 e s’interessò dell’impianto per l’illuminazione a neon dello stellario e del monogramma. Un ruolo determinante lo ebbe anche in questa circostanza la signora Letizia Fraschetti che, fin dal 1943, si prendeva cura del piccolo "orto" demaniale in cui ricadeva la stele coltivando rose e fiori. La signora precedentemente aveva provveduto ad impiantare una lampada votiva pagando di tasca sua il consumo di energia, inoltre versava al comune un canone annuo di £. 500 per la concessione di quel piccolo stacco di terra.
Il 6 Aprile del 1952, domenica delle palme, tra il vivo e sentito entusiasmo del popolo palazzolese, e alla presenza di autorità civili e religiose, si benedì la nuova statua. Anche in quella circostanza si cantò la canzoncina composta dal nostro P. Giacinto e musicata dal Padre Gabriele da Melilli.

Oggi la stele con l’Immacolata, dopo qualche anno di quarantena nei locali della vicina scuola materna a cavallo degli anni ‘70-‘80 per via dei lavori di sistemazione del viale Dante, si ritrova esattamente nello stesso posto di prima ma in un contesto paesaggistico urbanizzato e quindi completamente diverso rispetto al 1880. L’originale del Giuliano, malamente restaurata, si trova attualmente nella sala d’ingresso del convento dei cappuccini.

CAMMINO, settimanale diocesano di informazione e di opinione, 5 aprile 2012
 Iblon, giornale online, 5 aprile 2013

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